Artrosi del ginocchio, quando è il momento della protesi?

Molti pazienti arrivano con una radiografia che parla di artrosi e la paura di doversi operare subito. Non è un’urgenza. Spiego cosa provare prima, come capisco che è il momento della protesi e come scelgo l’intervento.

L’artrosi non è un’urgenza

L’artrosi del ginocchio non mette in pericolo la vita, e la protesi non è un intervento salvavita: serve a stare meglio. I nostri nonni andavano avanti con un bastone. Operarsi non è mai un obbligo, anche se in alcuni casi è la scelta giusta.

Quando operare si decide in base al dolore e a quanto il ginocchio limita le attività di ogni giorno.

Uomo di mezza età con zaino durante un’escursione
Non è un’urgenza

Si opera quando il ginocchio limita le attività che contano per il paziente.

La radiografia non basta per decidere

Serve a vedere quanto è avanzata l’artrosi e a capire quanto possono funzionare le terapie senza intervento. Ma a decidere l’operazione sono i sintomi e quello che il paziente non riesce più a fare.

Cosa provare prima della protesi

Prima della protesi propongo esercizio, calo di peso, fisioterapia e antinfiammatori a cicli. Se serve aggiungo le infiltrazioni e, dove è possibile, l’ortobiologia. Esercizio, educazione e controllo del peso sono anche alla base delle linee guida internazionali OARSI.

Quanto a lungo provarle dipende da quanto è avanzata l’artrosi. Se è lieve, c’è il tempo per provare più terapie, anche insieme. Se è severa e le terapie smettono presto di funzionare, non aspetto a lungo prima di proporre la protesi: oggi i risultati sono buoni.

Donna che fa esercizi di allungamento all’aperto, vicino al mare
Prima della protesi

Esercizio, peso, fisioterapia e farmaci vengono prima dell’intervento.

Con la protesi o solo con le terapie

Uno studio danese ha confrontato due gruppi di 50 pazienti con artrosi moderata o severa. Tutti hanno fatto 12 settimane di esercizi, consigli sulla dieta e farmaci; un gruppo prima ha fatto anche la protesi.

Dopo un anno chi aveva la protesi era migliorato circa il doppio. Anche gli altri erano migliorati, ma uno su quattro aveva comunque deciso di operarsi.

Quanto sono migliorati i pazienti dopo un anno

Punti guadagnati su una scala da 0 a 100 che misura dolore, sintomi, attività quotidiane e qualità della vita

Protesi, poi 12 settimane di terapie
+32,5
Solo 12 settimane di terapie
+16
Nel gruppo senza protesi, 13 pazienti su 50 hanno scelto di operarsi entro l’anno. Skou ST et al., New England Journal of Medicine, 2015.

Quante infiltrazioni hanno senso

Se un’infiltrazione dà sollievo solo per poco tempo, ripeterla difficilmente funzionerà meglio: il farmaco è ancora nel ginocchio e aggiungerne altro ha poco senso. A quel punto conviene cambiare strada.

Gli errori più frequenti

L’errore che vedo più spesso è aspettare troppo, fino a quando l’artrosi danneggia l’osso o i legamenti e serve un intervento più grande. Il secondo è il contrario, operarsi troppo presto, senza aver provato la riabilitazione e i trattamenti conservativi. Il terzo è continuare con le infiltrazioni anche quando danno scarsi risultati.

Quando la protesi conviene

Quando il dolore e i limiti nelle attività quotidiane sono importanti, e operare il solo ginocchio può davvero migliorare la qualità della vita. Se a limitare il paziente sono anche altre malattie, il beneficio della protesi è minore e va valutato con attenzione.

Persona seduta con le mani appoggiate sul ginocchio dolente
Il momento giusto

Contano il dolore e quello che il ginocchio non permette più di fare.

Non c’è un’età giusta

Non esiste un’età troppo giovane, e ne parlo nell’articolo sulla protesi di ginocchio a 50 anni. Oltre i 90 anni, per i rischi legati all’intervento e all’anestesia, cerco di evitare la protesi, anche se in casi molto selezionati si può fare.

Aspettare peggiora il risultato?

Aspettare non peggiora il risultato della protesi. Se però la gamba si deforma sempre di più, può servire un impianto più vincolato e quindi un intervento più invasivo.

Osteotomia, monocompartimentale o totale

La scelta dipende dal tipo di usura, dall’età e da quello che il paziente vuole tornare a fare. L’osteotomia corregge l’asse della gamba e conserva il ginocchio: la preferisco nei pazienti giovani e sportivi con l’asse deviato.

La protesi monocompartimentale è indicata, a qualunque età, quando l’usura è limitata a un compartimento, in un ginocchio stabile e senza grandi deviazioni dell’asse. La protesi totale la uso quando ci sono danni ai legamenti, rigidità, un ginocchio che non si distende o deviazioni importanti in varo o in valgo.

Confronto tra protesi totale e protesi monocompartimentale di ginocchio
Totale e monocompartimentale

A sinistra la totale, a destra la monocompartimentale, che lascia intatto il resto del ginocchio.

Posso aspettare ancora un anno?

Dipende dai sintomi e da cosa il paziente chiede al ginocchio. Chi riesce a gestire il dolore e a fare le sue attività può aspettare ancora un anno senza problemi. Se invece ha già provato tutte le terapie, non dorme di notte e dopo pochi passi deve fermarsi per il dolore, il mio consiglio è di valutare seriamente l’intervento.

Donna sorridente con i bastoncini da trekking durante un’escursione
La scelta

Si decide insieme, in base a cosa il paziente vuole tornare a fare.